5 ragionevoli proposte per fermare l’ecomafia in Lombardia

Nei giorni scorsi è stata presentata a Milano la relazione sulla Lombardia della Commissione Parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e si sono svolte presso le sedi delle Corti di Appello le inaugurazioni dell’anno giudiziario.

Il quadro che emerge dalle analisi e dai dati forniti nel corso di questi due importanti appuntamenti è particolarmente preoccupante per chi ha a cuore la difesa dell’ambiente dalle aggressioni delle ecomafie. A onor del vero non si tratta di una novità: è da anni che i più attenti tra gli addetti ai lavori lanciano periodicamente allarmi, che fino ad ora sono sempre caduti nel vuoto in una regione, ma il discorso potrebbe valere per tutto il Paese, che non ha ancora voluto fare i conti con chi depreda il paesaggio e avvelena l’ambiente per creare ingenti fatturati illegali.

Da dove partire allora per espellere la ‘ndrangheta dalla movimentazione terra e dai connessi traffici di rifiuti? Come arrestare l’avanzata della criminalità ambientale – da quella di tipo economico-imprenditoriale a quella tipicamente malavitosa – nei territori della Lombardia?

Anche sotto questo profilo non c’è nulla da inventare, si tratta solo di trasformare in fatti e provvedimenti concreti alcune ragionevoli proposte di riforma di cui si discute oramai da anni:

  1. Introdurre alcune fattispecie di delitto contro l’ambiente nel codice penale, per contrastare con pene adeguate e strumenti di indagine efficace (intercettazioni telefoniche a ambientali, sequestri preventivi) le condotte più gravi e pericolose.

  2. Accorciare i tempi dei processi e rivedere drasticamente l’istituto della prescrizione (lo scorso anno in Italia sono finiti nel nulla quasi 130 mila processi per intervenuta prescrizione, molti di questi in materia ambientale), ad esempio facendola interrompere al momento del rinvio a giudizio o quantomeno con la sentenza di primo grado.

  3. Restituire al personale dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente (ARPA) della Lombardia la qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria, per poter svolgere con efficacia l’azione di supporto tecnico-scientifico alle indagini della magistratura.

  4. Incrementare i controlli ambientali, rigorosamente a sorpresa e svolti da soggetti indipendenti, semplificando e razionalizzando gli adempimenti burocratici previsti per le aziende.

  5. Incentivare l’attività di denuncia e segnalazione delle imprese, affiancata dall’impegno solenne delle associazioni di categoria di allontanare non solo chi commette questi reati, ma anche chi è colluso o solo connivente con gli eco-criminali.

Dopodiché resterà molto altro da fare, dall’educazione alla legalità alla normativa contro la corruzione e i reati dei colletti bianchi, dalla responsabilità amministrativa delle imprese (D. Lgs. 231/2001) all’innovazione tecnologica nei sistemi di controllo (vedi SISTRI), ma ci sembra utile individuare delle priorità da cui iniziare in modo concreto a dare uno stop alle ecomafie.

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