L’agricoltura del futuro

Le produzioni agricole saranno orientate alla qualità, non disponendo la Lombardia di superfici sufficienti alla produzione di massa. Il modello è quello già affermatosi in enologia: riduzione delle rese e aumento della redditività tramite incorporazione di valore aggiunto, migliorando ulteriormente il collocamento di prodotti destinati all’esportazione. L’agricoltura ridurrà il proprio impatto sul suolo e invertirà la tendenza all’impoverimento del carbonio organico, utilizzerà meglio e di più concimi organici e/o biogenici, riducendo la propria dipendenza dall’industria energivora dei fertilizzanti, così come l’utilizzo di preparati fitosanitari se non a dosaggi e trattamenti strettamente indispensabili, migliorerà il proprio livello di multifunzionalità.

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    Pubblicato in Agricoltura
    2 commenti su “L’agricoltura del futuro
    1. Alessio Fornasetti ha detto:

      Viticoltura in lombardia: un settore troppo poco valorizzato, con potenziale inespresso sia di crescita del valore che di occupazione giovanile
      Le più significative produzioni vitivinicole di lombardia si concentrano nelle province di sondrio (valtellina), pavia (oltrepò pavese), bergamo , brescia (franciacorta), e milano, lodi (san colombano), mantova (oltrepò mantovano) in misura minore. In provincia di varese sono da qualche anno attive alcune aziende vitivinicole di piccolissima dimensione: questa nuova area di recupero di attività vitivinicola storica, denominata “ronchi varesini”, ha caratteristiche sia ampelografiche che pedoclimatiche per una produzione sistematica di elevato contenuto qualitativo, non ancora pienamente valorizzato, sviluppato, sostenuto. ciascuna di tutte queste zone lombarde ha raggiunto una propria, ben delineata caratteristica enologica derivante sia dal vitigno/i più adatto/i insediato/i, che dalla particolare tipicità pedoclimatica. anche la produzione cenerentola della provincia di varese sta iniziando ad acquisire una propria fisionomia, nonostante le enormi difficoltà di crescita dimensionale connesse a restrizioni sulla disponibilità di territorio da mettere a vigneto, di know-how, di manodopera specilizzata, di sinergie ed economie di scala. l’elemento comune a tutte queste molto diverse realtà vitivinicole risiede nella grande difficoltà del ricambio generazionale: le giovani leve non hanno particolare riconoscimento o gratificazione ad intraprendere un inserimento, o addirittura l’avviamento di attività in questo settore, anche se molte sono le aziende di riconosciuto successo anche internazionale. Con l’eccezione, forse, della valtellina, il rischio è quello di vedere presto decadere un capitale di esperienza e di potenziale di crescita ancora tutto da sfruttare. Si dovrebbe quindi istituire in regione lombardia un centro di coordinamento, di sviluppo e di incentivazione dell’attività vitivinicola lombarda, che sia rivolto soprattutto a motivare, sostenere, qualificare l’ingresso dei giovani in questo settore, ed a sviluppare le realtà produttive emergenti, nel quadro di un’azione sinergica comlessiva tesa alla continua ricerca di una crescita del valore e della migliore qualità della produzione.

    2. Mario Carminati ha detto:

      Il problema è che un’agricoltura di qualità richiede un territorio di qualità; che acqua abbiamo nel reticolo idrico lombardo? che aria passa sopra i nostri ortaggi? E’ possibile fare agricoltura “biologica” nella pianura periurbana lombarda?

      Anche il paesaggio è importante, perché influenza l’immagine del prodotto, e ciò vale in particolare (ma non solo, ovviamente) per le piccole aziende che vendono direttamente: chi andrebbe a comprare il formaggio in un’azienda situata a margine di capannoni industriali?
      Viceversa la tutela e la remunerazione dei prodotti di qualità (anche attreverso mercati agricoli, filiere corte, G.A.S.) si traduce in tutela dei paesaggi che li hanno prodotti: vincolando con disciplinari un prodotto al suo territorio paesaggio possiamo – in qualità di consumatori – esercitare una tutela attiva. Acquistando lo strachì tùnt tutelo i pascoli della val Taleggio….purché lo strachì tùnt non venga prodotto con latte munto altrove…

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