Città più belle

La sfida della sostenibilità sarà vinta a partire dalle città che avranno vinto la la sfida energetica e saranno “fossil free”. I quartieri saranno a basse emissioni e senz’auto, attente agli spazi comuni, alla cura delle reti idriche e delle prestazioni energetiche degli edifici. Il benessere abitativo e i servizi, primi fra tutti quelli legati alla mobilità sostenibile anche extraurbana e alla raccolta differenziata dei rifiuti,  saranno una realtà che unitamente al cambiamento degli stili di vita e ad interventi di mitigazione degli effetti del cambiamento cliamtico renderanno desiderabili le città. Le città torneranno ad essere spazi di relazione, coesione sociale e economia favorendo ad esempio un commercio di prossimità, pianificando e attuando la riduzione delle superfici di vendita della GDO in ambiti extraurbani.

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    Pubblicato in Città
    2 commenti su “Città più belle
    1. Irene Tomasoni ha detto:

      Queste sono le città in cui vorremmo vivere! Anche le proposte europee degli ultimi anni si sono mosse in questa direzione, pensiamo alle iniziative CIVITAS (trasporti e mobilità), SMART CITY o al Patto dei Sindaci (energia sostenibile)che è arrivato a coinvolgere -ad oggi- ben 2308 Comuni firmatari italiani, molti dei quali in Lombardia. Sarebbe interessante creare una piattaforma regionale dedicata alla raccolta delle buone pratiche a basso impatto, in cui cittadini ed amministratori possano partecipare, confrontarsi su numerose tematiche del vivere urbano e perché no provare a concretizzare ‘alleanze smart’. Lombardiaduepuntozero può essere l’inizio…!

    2. Mario Carminati ha detto:

      La qualità delle città dipende dalla qualità del “sistema di ecosistemi”: l’agro-ecosistema periurbano e, per estensione, il sistema del verde cittadino, sono quelli che incidono di più sull’ambiente di vita quotidiano, poiché la quasi totalità della popolazione, tanto a livello planetario quanto più a livello locale, vive in agglomerati urbani.
      Pertanto, se esiste una ricetta per migliorare la qualità media della vita, probabilmente questa consiste in una sintesi di interventi di sanità pubblica e recupero urbano che siano in grado, tra l’altro, di ridurre lo “Sprawl edilizio”, di salvaguardare l’agricoltura e di migliorare le città. Come migliorare le città? Ad esempio portandovi più aree verdi, più alberi, più biciclette, e contemporaneamente moderando o allontanando gli elementi di maggior impatto negativo come, ad es., il traffico privato.
      Tornando al tema del consumo di suolo, discusso in altra area del sito, voglio sottolineare come il verde urbano, se ben progettato, possa rendere le città più attraenti, stimolando così attività di riuso urbano e recupero edilizio e limitando ulteriore consumo di suolo al di fuori della città.
      Altrettanto importanti sono le funzioni sociali del verde: la presenza in città di spazi verdi diffusi, connessi tra loro e facilmente accessibili a piedi o in bicicletta funge da catalizzatore di relazioni sociali positive e da stimolo per l’attività fisica. Di conseguenza consente anche di ridurre ansia, stress e aggressività.
      Forme particolari di verde pubblico come gli orti urbani, oltre a favorire la socializzazione soprattutto per gli anziani, conferiscono un vantaggio di salute che è stato misurato sia in termini di abbassamento dei livelli di colesterolo, sia di pressione arteriosa; inoltre contribuiscono a diffondere stili di vita e di alimentazione più corretti e, aspetto non trascurabile, possono contribuire anche in modo significativo al bilancio familiare.
      Non dobbiamo dimenticare, infine, che gli spazi aperti urbani ed in particolare le aree “verdi”, costituiscono buona parte dello spazio fisico e culturale in cui ci formiamo come cittadini, e che sin da piccoli costituisce il teatro del gioco e delle relazioni con cui impariamo a partecipare alla vita sociale. Se il paesaggio, come recita la relativa Convenzione Europea, “designa una determinata parte di territorio, così come è percepita dalle popolazioni” risulta chiara l’importanza di poter crescere in un ambiente che ci educhi alla bellezza anche e soprattutto attraverso i suoi paesaggi.
      E’ quindi evidente l’importanza culturale degli spazi rurali periurbani e del verde cittadino, per la formazione delle sensibilità e della cultura di coloro che, in futuro, contribuiranno a definire cos’è il paesaggio e si faranno carico della sua tutela.
      Viceversa, è altrettanto evidente che gli ambienti poveri di aree verdi, oppure dove gli spazi aperti siano degradati, incoraggiano abitudini di vita poco salubri e scarso rispetto del paesaggio.
      È la cosiddetta “sindrome delle finestre rotte”: la qualità carente degli spazi pubblici, così come pulizia e manutenzione inadeguate, generano abbandono e un senso di insicurezza che, oltretutto, inibisce la vita all’aria aperta soprattutto di bambini e anziani, con conseguenze sociali e sulla salute facilmente immaginabili.

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