Diario elettorale. I partiti alla prova dell’ambiente

 

Il cartello verde delle associazioni ambientaliste ha incontrato i rappresentati dei partiti che si candidano ad entrare in Parlamento. E ha fatto le pulci ai loro programmi.

L’ambiente, il tema di un Green Deal, è entrato nella sensibilità delle forze politiche e delle liste in lizza nelle prossime elezioni politiche. Ma ancora manca la volontà di farne uno dei temi centrali del confronto elettorale. Si dimentica che la gravità della crisi economico-finanziaria del Paese impone una Ri/Conversione ecologica delle scelte di fondo nei settori dell’energia, dei trasporti, delle infrastrutture, dell’agricoltura e della tutela e della valorizzazione della biodiversità e dei beni culturali (qui le nostre proposte). Manca la consapevolezza che la necessità di risparmiare risorse economico-finanziarie e ambientali non serve a superare solo il declino attuale, ma ad impostare il modello di sviluppo del futuro.

Questo il bilancio delle sette tra le più importanti associazioni ambientaliste italiane (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring Club Italiano, WWF) sulla campagna elettorale in corso. Le associazioni hanno analizzato i programmi dei partiti ed avviato una serie di incontri: con una delegazione del Movimento 5 Stelle, con il candidato premier Antonio Ingroia per la Lista Ingroia – Rivoluzione civile, con Ilaria Borletti Buitoni per la Lista civica Monti per l’Italia, con Nichi Vendola, segretario nazionale di SEL, e con Stella Bianchi, responsabile Ambiente del PD. Il 19 febbraio è previsto un incontro con il segretario federale della Lega Nord Padania Roberto Maroni, mentre ancora non hanno risposto alla richiesta di incontro inviata lo scorso 22 gennaio Silvio Berlusconi, presidente Pdl, Gianfranco Fini, presidente Fli, Pierferdinando Casini, leader dell’Udc.

Leggi i report dei singoli incontri, cliccando sul simbolo.

 

   

 

 

Il comunicato stampa

MA DI CHE AMBIENTE SI PARLA?

SUI SITI WEB IL DIARIO ELETTORALE DEI PRIMI CINQUE INCONTRI

 

Il cartello verde delle 7 associazioni ha incontrato, dal 31 gennaio al 7 febbraio:

INGROIA, VENDOLA ed esponenti del Movimento 5 Stelle, Lista Monti, e PD

e il 19 febbraio incontrerà Maroni. Taccioni invece Pdl, Fli e Udc

 

“Nelle ultime due settimane di campagna elettorale ci attendiamo parole chiare e pubbliche sull’ambiente quale chiave di volta delle scelte economiche e sociali”. Infatti, il Green Deal, caldeggiato dalle associazioni ambientaliste, è entrato nella sensibilità delle forze politiche e delle liste in lizza nelle elezioni nazionali 2013, ma ancora manca la volontà di farne uno dei temi al centro del confronto. Si stenta a dare la giusta rilevanza al messaggio che la gravità della crisi economico-finanziaria del Paese impone una Ri/Conversione ecologica delle scelte di fondo nei settori di energia, trasporti, infrastrutture, agricoltura e tutela e valorizzazione della biodiversità e dei beni culturali. Manca la consapevolezza che la necessità di risparmiare risorse economico-finanziarie e ambientali, non serve a superare solo il declino attuale, ma ad impostare il modello di sviluppo del futuro”.

 

Questo quanto emerge dal Diario Elettorale 2013, che oggi verrà pubblicato sui Siti WEB di sette tra le più importanti associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) dopo la fine della prima tornata di cinque incontri con movimenti, partiti e liste, che hanno consentito dal 31 gennaio al 7 febbraio di confrontarsi, tra l’altro, con una delegazione del Movimento 5 Stelle, con il candidato premier Antonio Ingroia per la Lista Ingroia – Rivoluzione civile, con Ilaria Borletti Buitoni per la Lista civica Monti per l’Italia, con Nichi Vendola, segretario nazionale di SEL, e con Stella Bianchi, responsabile Ambiente del PD. Il prossimo ciclo di incontri prevede: il 19 febbraio un confronto con il segretario federale della Lega Nord Padania, Roberto Maroni, mentre si attende risposta – alla richiesta di incontro inviata lo scorso 22 gennaio – da Silvio Berlusconi, presidente Pdl, Gianfranco Fini, presidente Fli, Pierferdinando Casini, leader dell’Udc.

 

Il confronto di questi giorni, avvenuto partendo dalle 80 proposte (di cui 28 prioritarie, contenute nel documento Elezioni nazionali 2013: Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese(vedi sintesi in coda), consente di fare alcune considerazioni generali per poi entrare nel merito delle singole interlocuzioni.

 

PD e Lista Monti – Seppur consapevoli della centralità della green economy: 1. sui temi energetici sposano i contenuti della Strategia Energetica Nazionale elaborata dal Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera, che non indica un programma di reale promozione dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, né di progressiva dismissione delle centrali termoelettriche alimentate con combustibili fossili e punta sull’Italia hub del gas e sul sovrasfruttamento del poco petrolio e di scarsa qualità presente nel nostro Paese; 2. non propongono una netta cesura con il Programma delle infrastrutture strategiche, che costituisce una pesante ipoteca sui conti pubblici e sull’assetto ambientale del Paese; 3. non hanno ancora maturato una riflessione più generale – e indipendente dagli interessi dei grandi gruppi industriali – su come coniugare lavoro, salute e ambiente.

 

SEL – Presenta un programma articolato e ampio  da cui emerge la consapevolezza che in tempo di crisi è necessario un nuovo contratto sociale e di governo che metta al centro il binomio lavoro e ambiente e le sue scelte per la de-carbonizzazione, le fonti energetiche rinnovabili, le piccole e medie opere e per la manutenzione del territorio che ancora non sono al centro degli impegni della coalizione di centro-sinistra.

 

Lista Ingroia – Rivoluzione Civile – Indica nella green growth (la crescita verde) la chiave di volta della sua proposta elettorale, sposando le linee di intervento avanzate in campo ambientale, ma stenta ancora ad articolarle in dettaglio nel programma oggi conosciuto.

Nel Movimento 5 Stelle emergono sensibilità convinte e diffuse ad esempio sull’esigenza del risparmio, dell’efficienza energetica, delle fonti rinnovabili o nel dire no al ponte sullo Stretto di Messina e alla TAV senza però che questi aspetti siano inquadrati in un disegno organico complessivo.

 

Elementi interessanti sono emersi dai singoli incontri.

 

In occasione dell’incontro del 31 gennaio con sette esponenti del Movimento 5 Stelle sono emerse grandi sensibilità sui temi delle fonti rinnovabili e sul sostegno all’autoproduzione energetica decentrata, nonché sulle scelte impiantistiche nel settore dei rifiuti che condizionano una gestione virtuosa del ciclo dei rifiuti e delle materie seconde.

 

In occasione dell’incontro del 5 febbraio mattina con la Lista Ingroia-Rivoluzione Civile, che ha visto la partecipazione oltre che del candidato premier, anche dei candidati alle elezioni nazionali Stefano Leoni, Rosa Rinaldi e Giuliano Tallone, tra i vari aspetti trattati, è stata evidenziata la necessità di fare scelte che: a) sia in campo produttivo che energetico, coerenti con gli standard e le normative comunitarie; b) tutelino e valorizzino la biodiversità; c) consentano di definire un Piano nazionale della mobilità; d) portino all’inserimento nel codice penale di nuove fattispecie di reati ambientali.

 

In occasione dell’incontro del 5 febbraio pomeriggio con la Lista Civica Monti per l’Italia, Ilaria Borletti Buitoni ha dichiarato  che  vede la necessità di articolare meglio e rendere organici nel programma politico i punti qualificanti dell’agenda ambientale e di predisporre interventi a favore del settore dei beni culturali, che servano ad impiegare meglio i fondi comunitari e concentrare i fondi nazionali e coinvolgere nella gestione dei beni tutelati il terzo settore.

 

In occasione dell’incontro del 7 febbraio mattina con Sinistra Ecologia e Libertà, a cui hanno partecipato oltre che il segretario nazionale anche i candidati alle elezioni nazionali Loredana De Petris e Francesco Martone,  è stato confermato che SEL vuole puntare  decisamente su: la roadmap della decarbonizzazione e per il 100% delle fonti rinnovabili; un programma di riqualificazione urbana che abbia come elementi di forza l’efficienza delle risorse energetiche ed idriche; un piano di piccole e medie opere che mobiliti nel tempo 47 miliardi di euro di fondi comunitari nella nuova fase di programmazione 2014-2020; un piano di ripopolamento delle campagne, che favorisca l’occupazione giovanile nei settori della qualità alimentare e dell’offerta agrituristica.

 

In occasione dell’incontro del 7 febbraio pomeriggio con il Partito Democratico, Stella Bianchi, responsabile Ambiente del PD, ha sottolineato come il partito sia consapevole di voler affrontare contestualmente le due emergenze, ambientale ed ecologica del Paese,  con scelte in campo produttivo che siano integralmente ecologiche e con interventi, già annunciati in campagna elettorale, che evidenzino l’incrocio e l’interdipendenza delle green  economy e gli interventi nel settore dell’edilizia e il reperimento di 7,5 miliardi di euro da destinare prioritariamente a interventi di housing sociale e per l’edilizia scolastica.

 

 

Segue:
Sintesi del documentocongiunto

 

Roma, 11 febbraio 2013

 

Ufficio Stampa WWF Italia, Tel.: 06 84497 265/213; 02 83133233

Ufficio stampa Legambiente, Tel. 06.86268376 – 53

Ufficio stampa Club Alpino Italiano, Tel. 051 8490100 – 335 432870 /  338 6958339

Ufficio Stampa FAI: Simonetta Biagioni – stampa – tel. 02.467615219;  Novella Mirri – radio e tv – tel. 06.32652596

Touring Club Italiano, tel. 02 8526214, cell.  349 3371029

Sintesi del documento congiunto

“Elezioni nazionali 2013:

Agenda ambientalista per la Ri-Conversione ecologica del Belpaese”

 

Nel descrivere i 12 temi e le 80 proposte per la Ri/Conversione ecologica del Paese, le associazioni ambientaliste (CAI, FAI, Federazione Pro Natura, Greenpeace Italia, Legambiente,Touring Club Italiano, WWF) fanno riferimento a dati precisi e hanno individuato 28 priorità, tra le quali si segnalano:

 

  • l’esigenza di redigere una Roadmap nazionale di Decarbonizzazione e di uso efficiente delle risorse per i settori di produzione dell’energia elettrica, dei trasporti, dell’industria e dei servizi che sostengano  la Green Economy (nel 2012 il 40% delle assunzioni complessive, pari a 241 mila addetti, di tutte le imprese italiane nell’industria e e nei servizi, sono state in aziende che investono in tecnologie green);
  • fissare l’Obiettivo del 100% Rinnovabili procedendo alla chiusura progressiva delle centrali alimentate con combustibili fossili, non costruendo nuove centrali a carbone ed olio combustibile e rinunciando a ogni piano di trivellazioni petrolifere off shore;
  • integrare la Strategia nazionale sulla biodiversità (l’Italia è il Paese europeo più ricco di biodiversità) approvata nell’ottobre 2010 con la programmazione nei diversi settori economici
  • garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi terrestri e delle aree marine protette e organizzare la Terza conferenza nazionale delle aree protette;
  • procedere ad una Programmazione integrata dei beni e delle attività culturali (l’Italia, con  47 siti inclusi nella Lista dei patrimoni dell’umanità vanta il primato mondiale UNESCO), sollecitando la piena collaborazione tra Stato e Regioni prevista dal Titolo V della Costituzione;
  • definire un Piano nazionale della mobilità che superi il Primo Programna delle infrastrutture strategiche (lievitato in maniera incontrollata tra il 2001 e il 2012 dai 125,8 miliardi di euro ai circa 375 miliardi di euro attuali) e abbia come priorità l’intervento organico nelle aree urbane, il riequilibrio modale dalla strada alla ferrovia in particolare per le merci e la riduzione delle emissioni di gas serra;
  • redigere una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica prioritariamente nei 57 Siti di Bonifica Nazionali – SIN sui 2.687 esistenti in Italia, perché offrono anche una opportunità di lavoro, di sviluppo della ricerca scientifica  e di reindustrializzazione.
  • elaborare una nuova legge di Governo del territorio, che aggiorni la disciplina urbanistica ferma al 1942  e pervenire ad una normativa sul consumo del suolo (nei prossimi 20 anni si rischia una riconversione urbana delle aree libere in Italia di 75 ettari al giorno) che consenta, anche attraverso meccanismi fiscali, di disincentivare lo sviluppo disordinato fuori delle aree già edificate e di pregio paesaggistico;
  • definire un Piano pluriennale di adattamento ai cambiamenti climatici, che prevede, secondo il Ministero dell’ambiente,  uno stanziamento complessivo in 20 anni di 41 miliari di euro, e rilanciare i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI) per contrastare il rischio alluvioni e frane/smottamenti (il rischio idrogeologico riguarda l’82%, 6.633, Comuni italiani;
  • utilizzare il 50% dei finanziamenti europei della politica Agricola Comune destinate allo sviluppo rurale per misure ambientali, puntando anche a raddoppiare entro il 2018 la Superficie Agricola Utilizzata (che ammonta a circa 13 milioni di ettari che costituiscono il 40% del territorio italiano)  per l’agricoltura biologica e, nel frattempo, ridurre l’impatto dei prodotti chimici quali i pesticidi e impedire la coltivazione di OGM;
  • varare un Piano della Qualità per il settore turistico (che nel 2011 a livello internazionale ha prodotto 31 miliardi di euro di entrate, con un saldo commerciale positivo di 10 miliardi di euro), analogo a quello redatto in Francia e in Spagna, che valorizzi i beni culturali e ambientali,
  • interrompere i tagli al Bilancio del ministero dell’ambiente, ultimo tra i dicasteri con portafoglio, portando il bilancio dagli attuali 450 milioni di euro (nel 2009 il bilancio del Ministero ammontava a 1,2 miliardi di euro) ad almeno700 milioni di euro per garantire in particolare gli interventi per la difesa del suolo;
  • introdurre tra i principi fondamentali della Costituzione la tutela dell’ambiente e garantire un’adeguate tutela penale dell’ambiente con l’individuazione di specifiche fattispecie delittuose, tra cui il disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, associazione a delinquere, anche di stampo mafioso, finalizzata ai crimini ambientali;
  • andare oltre al PIL avviando un processo istituzionale che porti all’utilizzo ufficiale dei nuovi Indicatori di progresso e di benessere elaborati nel 2012 da ISTAT e CNEL.

 

 

 

 

 

 

 

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