Dimezzare i consumi energetici degli edifici

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Il recupero energetico degli edifici esistenti è fondamentale per raggiungere gli obiettivi europei del 20/20/20: riduzione del 20% dei consumi energetici, riduzione del 20% della CO2 emessa e aumento del 20% della produzione da fonti rinnovabili entro il 2020.

Le conoscenze tecniche e le capacità delle maestranze, dopo anni di ricerca e sperimentazione rendono oggi possibile portare un edificio dalla classe energetica G alla B se non, nei casi di interventi più invasivi, addirittura alla classe A. La domanda che può nascere però è: fino a che punto è necessario spingersi? Qual’è l’obiettivo che la Regione Lombardia dovrebbe porsi come abbattimento medio dei consumi energetici dell’edilizia? Va trovato il giusto compromesso tra esigenze abitative, paesaggistiche, ambientali ed economiche, per evitare di avere pochi interventi di recupero energetico spinto vanificati da una grande massa di edifici obsoleti e non riqualificati.

Per capire quale può essere un valore significativo facciamo un breve ragionamento: il settore dell’edilizia rappresenta circa il 40% dei consumi energetici in Europa. Dimezzando questa componente avremmo già a raggiunto l’abbattimento del 20% dei consumi energetici richiesto. Chiaramente non è pensabile riqualificare l’intero patrimonio edilizio in meno di 7 anni, ma l’obiettivo a cui tendere non può che essere questo, costituendo anche uno stimolo per il rilancio dell’economia in senso “green”. Detto in altri termini si tratta di passare dall’attuale valore medio di circa 200kWh/mq.anno di consumo energetico degli edifici residenziali lombardi ad un consumo inferiore ai 100kWh/mq.anno.

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    Pubblicato in Energia
    2 commenti su “Dimezzare i consumi energetici degli edifici
    1. Fausto Ossola ha detto:

      Non credo che nella Ns. regione si possano raggiungere nel settore edilizio, gli standard previsti nella direttiva europea n°31/2010 o probabilmente solo sulla carta, visto lo standard di certificazione energetica vergognoso. Come del resto avete già dimostrato anche Voi con la campagna “Tutti in classe A” peccato per le Vs. risposte contrastanti. Quella tecnica, dove dimostrate che al di fuori dell’Alto Adige siamo lontani dalla vera efficienza energetica (gli edifici sono stati bocciati anche in Lombardia) e la risposta che io definisco politica, dove promuovete il sistema di certificazione Lombardo. Quale fedele sostenitore ed operatore sul campo della filosofia energetica di CasaClima, vi riassumo brevemente le differenze sostanziali. Negli edifici di nuova costruzione il certificatore è scelto dall’agenzia CasaClima, separando il controllore dal controllato, con la certificazione regionale questa figura è scelta dal committente, che nella maggior parte dei casi è la stessa impresa costruttrice. Con la certificazione CasaClima si certifica un processo costruttivo, con verifiche dirette in cantiere e indirette con provata trasmissione di documentazione tecnica e fotografica. Al contrario con il Cened, il certificatore non deve presidiare le operazioni in cantiere, alla fine dei lavori deve verificare e certificare gli elaborati grafici. La certificazione CasaClima al contrario del Cened, prevede un collaudo fianale, eseguendo un Blower-Door -Test prova fondamentale per la tenuta all’aria di un edificio. Infine ultima differenza forse più grave, mentre la certificazione CasaClima certifica principalmente l’involucro a prescindere dall’impiantistica, con il Cened posso realizzare anche un involucro costruttivo non particolarmente performante, l’importante che utilizzi un’ impiantistica che adotta fonti energetiche alternative. Questo ovviamente non premia il confort abitativo, posso in regione lombardia avere un edificio poco performante in classe A che adotta fonti energetiche alternative. Anche questo dimostra il motivo dei risultati da Voi ottenuti con la campagna “Tutti in classe A”.
      Sarebbe interessante in questa fase politica pre-elettorale riuscire ad ottenere un vantaggio per l’ambiente e per i cittadini, la possibilità di almeno poter scegliere il proprio iter- certificativo.
      Avrei piacere di sentire il Vs. parere.

      • isaacscaramella ha detto:

        Non posso che concordare sul fatto che il sistema delle certificazioni in Regione Lomabrdia faccia molta acqua da molte parti e che un primo passo sia la sua revisione, soprattutto in termini di accreditamento dei soggetti certificatori e di controllo sugli ACE depositati. Penso però che purtroppo il modello di Bolzano non sia replicabile direttamente qui da noi visti i numeri in gioco sia in termini di numero di edifici da certificare che in termini di risorse economiche necessarie e a farlo. Non a caso credo che la Provincia autonoma di Bolzano credo sia uno dei pochi se non l’unico esempio in Europa di certificazioni rilasciate dall’ente pubblico.
        Detto questo la proposta dell’articolo è sugli obiettivi, poi i metodi per raggiungerli sono decisamente oggetto di dibattito e discussione e la tua osservazione va dal mio punto di vista nella direzione giusta.

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