Contenuti per una nuova legge urbanistica regionale: Pianificazione di area vasta

La legge 12 ha sostanzialmente azzerato la pianificazione di area vasta (che per la verità anche prima era molto debole), e dunque una nuova legge urbanistica regionale deve colmare questa lacuna. Il potere comunale sulla pianificazione è stato elevato a livelli mai raggiunti prima.

Da un lato la Regione ha abdicato ai suoi antichi (e un poco arbitrari) poteri (con la vecchia legge 51 la Regione approvava i PRG modificando d’ufficio le scelte comunali, praticamente senza neppure la necessità di motivare), e dall’altro ha mortificato la capacità pianificatoria della Provincia, basti pensare che la tematica consumo di suolo  non è compresa tra i poteri prescrittivi, ma solo tra quelli di orientamento.

Eppure l’esperienza dei Parchi Regionali, che hanno un potere vero sulla pianificazione territoriale, aveva dato risultai apprezzabili. Infatti il territorio all’interno del Parchi Regionali è il solo a godere di una pianificazione minimamente razionale e non dissipativa. E non solo per ragioni di ovvia tutela ambientale delle zone più pregiate, ma anche per la sua capacità di coordinamento territoriale che solo una visione di area vasta consente.

Per queste ragioni è indispensabile riequilibrare i poteri pianificatori. La provincia (o la futura area metropolitana oppure il futuro ente sovracomunale che avrà poteri pianificatori) deve avere sufficiente capacità, sia decisionale (attraverso il PTCP – Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) che di controllo (attraverso il parere sul PGT), specialmente sui nuovi insediamenti. Di per sé questo non garantirà decisioni corrette, ma quanto meno solleverà i Comuni dalla missione impossibile di perseguire una buona pianificazione territoriale, obiettivo non raggiungibile attraverso la somma di singole decisioni pianificatorie locali.

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    5 commenti su “Contenuti per una nuova legge urbanistica regionale: Pianificazione di area vasta
    1. Mario Carminati ha detto:

      In realtà il Piano regionale peasistico ed i PTCP dovrebbero costituire i liveli di pianificazione sovracomunale secondo le norme già esistenti. Il problema è la sfasatura temporale dei vari strumenti che a volte sembra essere costruita ad arte per disattendere la norma. Ad es. a Bergamo la Provincia non ha ancora definiti gli ambiti agricoli strategici, lasciando che i Comuni decidano per conto loro a livello di PGT. Per quanto riguarda gli ambiti agricoli strategici, poi, andrebbero rivisti i criteri: ad es. la “strategicità” degli ambiti agricoli non può essere giudicata solo in base ai criteri dell’agricoltura intensiva (o di Produzione lorda vendibile per Ha): in questo modo tutti gli ambiti periurbani (che ormai costituiscono una caratteristica diffusa della regione) non vengono considerati “strategici”. Invece è proprio qui che si possono stringere “alleanze” tra città e campagna, tra produttore e consumatore (tant’è vero che proprio in questi ambiti si sono sviluppate filiere corte e fenomeni come l’agricoltura sociale, gli orti comunitari, le cascine didattiche, etc.).

      • Paolo Lozza (moderatore) ha detto:

        Parole sante. I criteri per l’individuazione degli AAS (Ambiti Agricoli Strategici) contenuti nella delibera di giunta regionale (DGR 8059 del 19/09/2008)sono piuttosto carenti da diversi punti di vista: pensiamo alle provincie di Milano e di Monza B. nelle quali è ragionevole stabilire che TUTTE le aree agricole sono STRATEGICHE.
        Quanto alla Provicnia di Bergamo, è in buona compagnia: anche le Provincie di Brescia, Lodi, Milano, Monza B. e Pavia, dopo 7 anni, non hanno ancora adeguato il loro PTCP alla legge 12, e quindi non hanno Ambiti Agricoli Strategici vigenti. Forse bisogna pensare a normare dei poteri sostitutivi regionali: ecco un altro interessante contenuto della prossima legge urbanistica.
        Saluti.

    2. Mario Carminati ha detto:

      per quanto riguarda gli “equilibri pianificatori” penso che la regione dovrebbe fornire ai comuni gli studi di area vasta con la relativa cartografia tematica di settore a scala adeguata (in particolare copertura ed uso dei suoli, POTENZIALITA’ DEI SUOLI, reti ecologiche, servizi, etc.). Dovrebbero essere codificati con CHIAREZZA i criteri di LETTURA DEL TERRITORIO e di compilazione delle carte prodotte a scala comunale (tenendo conto non solo della cultura pianificatoria “urbanistica” o “paesaggistica” ma anche di quelle forestali, agronomiche, ecologiche….). A livello comunale, poi, si dovrebbero approdondire a scala di dettaglio (1:5.000 – 1:2.000) i vari aspetti, attendendosi però alle categorie e modalità di indagine concordate, in modo che la cartografia comunale possa poi andare ad arricchire di dettagli quella regionale in modo coerente e leggibile. Il tutto andrebbe poi messo a disposizione di cittadini e professionisti, preferibilmente mediante software “open source”. Semba banale, ovvio: invece oggi succede che un architetto, estensore unico del PGT, possa scaricare cartografie regionali sull’uso dei suoli o carte provinciali (ad es. sui boschi, se esistenti) “stirandole” a scala di maggior dettaglio e combinando pasticci (ad es. la superficie minima di un bosco è di 2.000 mq: sfido chiunque a desumerla da una carta 1:10.000 di un P.I.F. generalmente derivante principalmente da fotointerpretazione, senza accompagnarla con sane scarpinate sul territorio affidate ad un tecnico (dottore agronomo o forestale) capace di distinguere un bosco in base a norma regionale (almeno nelle frange periurbane e negli ambiti di trasformazione, una lettura a scala di dettaglio sarebbe molto utile). Peggio ancora: a livello di PGT ognuno si inventa classi di uso del suolo improbabili(ho visto cose che voi umani…) oppure le attribuisce in modo scorretto e soprattutto imposta la cartografia e gli studi conoscitivi del territorio comunale “a tavolino”, magari affidandosi a neolaureati in architettura o urbanistica abili col computer. Il tutto poi dovrebbe finire in un sistema informativo regionale che, ovviamente, diventerà un guazzabuglio indecifrabile (chiedete ad una qualsiasi azienda agricola che, come solito, coltivi terreni situati su più Comuni…)
      Di questo passo, volendo, possiamo poi parlare anche di V.A.S. ….

    3. Mario Carminati ha detto:

      … mi scusino gli architetti: il loro contributo è fondamentale. Purtroppo però, anche per motivi di bilancio, speso è l’unico.

    4. Pietro Mezzi ha detto:

      Un breve stralcio di un post del mio blog sul tema della “riforma” della 12.
      Una nuova legge di governo del territorio – La legge 12 del 2005 per il governo del territorio non è stata in grado di contrastare il fenomeno dell’erosione continua del suolo lombardo; anzi, in buona parte dei casi, i Piani di governo del territorio hanno rappresentato la leva per pesanti e anacronistiche urbanizzazioni del territorio. Serve quindi una nuova legge regionale di governo del territorio per ridurre e azzerare il consumo di suolo lombardo, ponendo chiari obiettivi quantitativi; contrastare lo sprawl urbano; rafforzare i poteri delle Province lombarde e della futura città metropolitana milanese nella pianificazione di area vasta; introdurre la potestà decisionale alle maggioranze qualificate dei consigli comunali sulle decisioni irreversibili di pianificazione territoriale e ripristinare il ruolo del consiglio comunale anche in materia di pianificazione attuativa; introdurre la scadenza temporale dei diritti edificatori; rafforzare giuridicamente i parchi locali di interesse sovracomunale (Plis); azzerare il Piano casa regioale.
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