Suolo, obiettivo consumo zero



L’orizzonte è quello del consumo di suolo zero da attuare, per progressive riduzioni, almeno entro il 2030. Sarà in vigore la legge che limita il consumo di suolo in Lombardia. La pianificazione territoriale di area vasta tutelerà adeguatamente il suolo libero, e le scelte irreversibili saranno meno discrezionali. Si attueranno misure per aumentare la permeabilità delle superfici pavimentate e per la ri-densificazione delle funzioni urbane, attraverso politiche mirate alla valorizzazione di tutto il patrimonio edificato, con particolare attenzione agli edifici storici e di archeologia industriale, tramite sostituzione e ristrutturazione edilizia, riqualificazione urbanistica, bonifica e riutilizzo insediativo di aree ex-industriali nonché l’utilizzo di materiali innovativi e ecosostenibili. Il suolo agricolo sarà valorizzato sia sotto profilo produttivo che di quello relativo alla costruzione di paesaggio rurale.

Condividi sui tuoi social network!
    Taggato con:
    Pubblicato in Suolo
    20 commenti su “Suolo, obiettivo consumo zero
    1. Paola Rossi ha detto:

      Visto che Formigoni non ha fatto nessuna legge sul consumo di suolo, chi dobbiamo votare affinchè il consiglio regionale approvi una legge fatta bene? quali candidati hanno una buona legge già pronta?

      paola rossi

      • Sergio Cannavò (moderatore) ha detto:

        Difficile a dirsi, vista l’esperienza della scorsa legislatura, nella quale pur essendoci un testo pronto (la proposta di iniziativa popolare di Legambiente) non è stato neppure discusso dal Consiglio regionale. In campagna elettorale molti prometteranno di fermare il cemento, ma come tanti annunci elettorali probabilmente non si tradurranno in realtà. Tuttavia il tema è oramai al centro della discussione politica e Legambiente cercherà di organizzare occasioni di confronto tra i candidati, nelle quali verranno chiesti impegni precisi e cogenti per fermare il consumo di suolo in Lombardia.

      • silvana ha detto:

        Ciao Paolo, la persona che ha capito come intervenire per fermare il consumo del suolo è avv.Ambrosoli Presidente, ti dico che dopo quattro chicchere con lui ha capito che questa legge 12 va presa in mano, per fermare lo scempio e il degrado che ha prodotto in questi 7 anni.il vecchio consiglio regionale!
        Un consiglio da legambientina vota Ambrosoli .non sbagliare, altrimenti gli altri non hanno questa idea di migliorare la nostra terra .ciao Silvana.

      • Paolo Locatelli ha detto:

        Come Movimento 5 Stelle Lombardia stiamo discutendo sulla nostra piattaforma di discussione e voto, liquid feedback, l’adozione IN TOTO della proposta di legge di iniziativa popolare avviata da Legambiente. Il nostro programma è vivo ed in continua evoluzione nonchè aperto ai contributi della società civile. Personalmente poi ho raccolto decine di firme su questa proposta e credo sia la migliore soluzione al momento attuabile per fermare il consumo di suolo nella nostra Regione. Cerchiamo di mutuare le buone prassi (in Europa il principio della compensazione ecologica preventiva è ormai assodato) e dare voce ai cittadini.

        PS: Non mi sembra di averlo visto in questo thread ma forse è utile mettere qui il link al progetto di legge di Legambiente http://lombardia.legambiente.it/sites/default/files/docs/pdl10.pdf

    2. mariopetitto (moderatore) ha detto:

      Ciao

      Riporto il link dal sito di Salviamo il Paesaggio http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/2013/01/entro-il-2050-consumo-di-suolo-pari-a-zero-parola-deuropa/

    3. Mauro Mariotto ha detto:

      il tema è affrontato molto diffusamente, parrebbe concreta l’attenzione.
      ma non è sufficiente. non trovo sbocchi positivi resoprattutto concreti.
      quali azioni? già il promuovere a livello locale
      una reale operatività attraverso i temi che l’interdisciplinarieta’ impone.
      il filtro della sociologia urbana è un buon mezzo
      la visione sociologico/economico

      • Mauro Mariotto ha detto:

        Continua….
        Legata al bioregionalismo alla riscoperta e mantenimento delle tradizioni locali..attivando il contatto con la popolazione. nella cina di mao, nelle campagne operavano i medici scalzi, per garantire n minimo di istruzione sanitaria ed assistenza medica a chi operava nelle risaie per guadagnarsi la ciotola di riso.
        Oggi agli spaventati senza lavoro, ma connessi 24/24 ai social network..potremmo comunicare molto..

        he esistono

    4. Alessio Fornasetti ha detto:

      CONSUMO di suolo ZERO ? Se Malpensa crescerà come il Master Plan Terza Pista di SEA ENAC prevede consumerà 400 ettari di Parco del Ticino: da qui si avrebbe un effetto moltiplicatore di contaminazione del suolo e dell’ambientale fino a oltre 4.000 ettari. Regione Lombardia avrà un ruolo importante per orientare la questione verso una soluzione compatibile e che sia davvero a CONSUMO ZERO. L’impresssione, purtroppo, è che i candidati alle regionali, compreso Ambrosoli, non si rendano conto della portata di questa possibile catastrofe ambientale. sarebbe allora molto opportuno, e molto democratico, chiedere a tutti i candidati di esporsi e dichiararsi adesso su questo importantissimo e delicatissimo tema.

    5. Mario Carminati ha detto:

      Tendere al consumo zero non è suffciente. Bisogna distinguere tra suolo e suolo, in base alla produttività. Gran parte del suolo consumato in Lombardia nell’ultimo mezzo secolo – dati uffciali ERSAF – è suolo fertile di pianura. Inoltre la produttività di un suolo non va intesa solo dal punto di vista strettamente economico ma anche da quello paesaggistico, di tutela idrogeologica, di produzione di servizi ecologici ed ambientali. Da tale punto di vista la pianificazione territorriale lombarda è assolutamente carente. Basti pensare che un PGT può essere (e di norma lo è) redatto solo da architetti (non voglio generalizzare ma è evidente come ciò evidenzi attenzione più agli aspetti edilizi – edificatori che alla pianificazione del territorio nellal sua interezza). Detto questo Bisogna applicare la legge 12/05 quando impone l’identificazione degli ambiti agricoli strategici (cosa che, colpevolmente, la Provincia di Bergamo non ha ancora fatto – tanto per fare un esempio)….. PROPONGO UNA MODIFICA ALLA LEGGE 12 CHE INTRODUCA LIMITI SEVERI AL CONSUMO DI SUOLO E IMPONGA IL COINVOLGIMENTO ANCHE DEL MONDO AGRICOLO OLTRE CHE DELLE PROFESSIONI IDONEE A PAINIFICARE IL TERRITORIO ED IL VERDE URBANO E NON SOLO LE COSTRUZIONI.

    6. Mario Carminati ha detto:

      per quanto riguarda la “costruzione del paesaggio rurale” rilevo che in lombardia si è diffuso (soprattutto negli uffici regionali) un certo modo di pensare secondo cui l’unico modo (o il modo prevalente) di realizzare compensazioni ambientali ed interventi di salvaguardia del paesaggio sia quello di realizzare boschi. Un atteggiamente di per se’ positivo rischia però di essere applicato anche in modo inopportuno. A volte per realizzare boschi si consuma altro suolo agricolo che invece potrebbe essere incentivato a continuare a svolgere le sue funzioni produttive, ecologiche ed ambientali. In termini di sequestro di carbonio, ad es., alcune colture agricole possono essere altrettanto efficienti di un bosco. Inoltre è ora che cominciamo a discutere anche di sicurezza alimentare (in termini di disponibilità di suolo pro/capite, a meno che siamo disposti a ricorre agli OGM o a cibo prodotto migliaia di Km lontano dalle nostre tavole con i relativi costi energetici. Il Paesaggio agrario con i suoi prodotti è quello che, insieme al patrimonio artistico e culturale, ha fatto conoscere l’Italia nel mondo: è pensabile un modello di sviluppo che dilapidi questo patrimonio unico al mondo?

    7. Mario Carminati ha detto:

      infine una considerazione etica e pratica: In Lombardia, dal 1955 al 2007, la superficie urbanizzata pro capite è passata da 150 a 350 mq per abitante. Nel medesimo periodo la superficie agricola lombarda è diminuita (anche a causa di marginalizzazione e avanzata del bosco) da 1.322.017 ha (55,4% del totale) a 1.046.268 ha (43,7%) con una variazione di circa 14,7 ettari OGNI GIORNO (102 mq al minuto TUTTI I GIORNI PER 52 ANNI!!!!). Purtroppo questi fenomeni non sempre sono chiaramente visibili agli occhi del cittadino, ed in particolare del consumatore di generi alimentari: a fronte della drammatica riduzione di suolo a scala nazionale, la produzione agricola resta infatti alta grazie a tecniche di coltivazione che, però, spesso tendono ad impoverire i nostri suoli ed a banalizzare i paesaggi (per non parlare di altro).
      Inoltre i cibi possono comunque arrivare facilmente sulle nostre tavole, a volte viaggiando per migliaia di Km, con relativo dispendio di energia e perdita di potere nutritivo (non si tratta solo delle primizie fuori stagione: ad es. la soia che alimenta le nostre vacche viene coltivata in buona parte all’estero, e lo stesso vale per parte dei pomodori che trasformiamo, dell’olio d’oliva, della pasta, del grano per fare il pane, etc.).
      Vale a dire che la nostra società può permettersi di consumare suolo perché compensa con forme di agricoltura ad alto input energetico e contemporaneamente compra parte del suo fabbisogno da terre situate altrove, in un certo senso da “terre virtuali”.
      Ma quando i maggiori costi energetici e la competizione della popolazione mondiale che aumenta (legittimante) il proprio tenore di vita non lo rendessero possibile con altrettanta facilità, quali scenari si aprirebbero per la nostra economia e la nostra stessa sussistenza?

    8. Mario Carminati ha detto:

      scusate qualche errore di battitura, penso che il senso di ciò che volevo dire si colaga comunque.

    9. Massimiliano Claps ha detto:

      Vorrei proporre un argomento ulteriore che finora non mi pare sia stato citato, ed invece è ben inquadrato nel documentario “L’età del cemento” che Legambiente ha presentato qualche mese fa, quello delle vallate alpine. Purtroppo nelle vallate bergamasche, come in Valsassina, come in alcune località della Valchiavenna e Spluga, come in Valtellina c’è stata una cementificazione selvaggia fra gli anni ’60 e ’70. Il risultato sono una marea di seconde case vuote e di edifici architettonicamente abominevoli. Mi vengono in mente il grattacielo a Pian dei Resinelli, ma anche molti palazzi a Barzio e Moggio, visto che abito a Lecco e sono a me vicini. Bisognerebbe che qualche amministrazione comunale iniziasse a prendere coraggio e incentivasse la demolizione di quegli obrobri. Demolizioni che porterebbero ad una riqualificazione paesaggistica e porterebbe al recupero di qualche materiale riutilizzabile e allo smaltimento di altri poco salutari, perché immagino ad esempio che qualche presenza di amianto ci sia. Tale riqualificazione sarebbe poi inquadrabile in un ripensamento del modello turistico, dove, anche a causa della crisi, molti Milanesi, Bergamaschi, Bresciani, Lecchesi, Comaschi e magari qualcuno anche da altre regioni vicine, non possono permettersi più di fare la settimana bianca a Bormio, o Courmayeur, o Cervinia, o Madonna di Campiglio, ma preferiscono di godere di un week end nelle Orobie, montagne bellissime se approcciate col giusto gusto per le tradizioni, per le camminate anche nella stagione splendida della foglie morte. Se si considera questa inversione di tendenza, si capisce bene che non è un allungamento della superstrada da Colico a Morbegno che serve e magari un domani fino a Tirano. Quello che serve è un modello turistico basato su agriturismi e alberghi diffusi (magari utilizzando qualcuna di quelle seconde case vuote), su opportunità per i giovani di scoprire la montagna in modo diverso come attraverso i campi di Legambiente, sulle opportunità di soddisfare domanda delle grandi e medie aziende lombarde e multinazionali di “location” a prezzo contenuto dove portare i dipendenti in “offsite”. Ed ecco che, a piccoli passi, un paesaggio meno cementificato diventa complemento di opportunità economiche e non sua antitesi.

    10. Paolo Lozza (moderatore) ha detto:

      I commenti fin qui postati sono di grande interesse: dal pessimismo sulla sensibilità dei candidati presidente alle utili chiavi di lettura del fenomeno (sociologia urbana), dall’attenzione alla diversa qualità dei suoli all’applicazione delle poche cose buone della legge 12 (ambiti agricoli strategici), dalla critica alle “compensazioni ambientali” a volte bislacche (boschi su terreni fertili) alla necessità di cominciare a parlare di “de-cementificazione” (palazzi sulla montagne, e non solo) e di nuovi modelli di turismo (stop alle seconde case).
      Un elemento su tutti mi sembra venga fuori unanimemente, l’assoluta necessità di una nuova legge urbanistica regionale che soppianti la legge 12/2005. Anche se, questa è la mia opinione, non si può dire che la legge 12 sia stata la “causa” del fenomeno: essa infatti non obbligava i Comuni a pianificare i disastri che sono stati e sono tuttora pianificati nel consigli comunali. Però la legge 12 da un lato è stata un brodo di coltura ideale per gli speculatori e dall’altro non ha impedito agli amministratori pubblici peggiori di assecondare le speculazioni.
      Nei 7 anni trascorsi dalla sua approvazione non è emersa con forza una linea di pensiero ostile alla legge 12; ma ora i tempi sono maturi e qualche segnale, anche se ancora piccolo, c’è “perfino” in alcuni partiti.
      E allora proviamo a riempire di contenuti specifici questo desiderio di revisione della legge; chissà che qualcuno nel prossimo Consiglio Regionale non raccolga questi suggerimenti.
      Saluti.

      paolo

    11. Mario Carminati ha detto:

      Non sono ostile alla legge 12, però penso che abbia delle lacune: ad es. vengono definiti nel dettaglio molti studi necessari, ad es. per il documento di Piano, ma non sono definiti i requisiti minimi prestazionali di tali stud, ne’ le competenze necessarie. Un PGT richiede NECESSARIAMENTE UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE. Invece un architetto può svolgere le indagini sul territorio agricolo, piuò redigere la carta di uso del suolo scaricando la cartografia regionale (ERSAF), può pianificare le reti ecologiche ed il verde urbano (anche se, in realtà, questi aspetti non sono quasi mai affrontati seriamente) può normare le possibilità edificatorie in zona agricola. Come al solito il problema non sta tanto nelle leggi, che ci sono, ma nella modalità con cui si applicano.
      Infine farei una breve considerazione sulle possibilità di accesso alla terra: nelle zone periurbane (praticamente in tutta la Lombardia o quasi) finché il valore del terreno sarà così alterato da logiche speculative / edilizie non ci sarà la possibilità di accesso alla tarra da parte di giovani che vogliano intraprendere in agricoltura (a meno che non siano già ricchi). Io proporrei una nuova “riforma agraria”…..

      • Paolo Lozza (moderatore) ha detto:

        Mario dice che “Un PGT richiede NECESSARIAMENTE UN APPROCCIO MULTIDISCIPLINARE …”
        Giusto. Purtroppo invece avviene che l’architetto di turno elabori il quadro conoscitivo del PGT mediante un ripetitivo copia-incolla troppo spesso qualitativamente debole e quindi inutile. Anche perché poi le determinazioni dello stesso PGT si rivelano quasi sempre totalmente incoerenti col predetto quadro conoscitivo. Allora forse è preferibile, per esempio, affidare il compito a un’agenzia provinciale/regionale che raccolga e distribuisca dati affidabili e aggiornati, alla quale i Comuni si rivolgono per attingere le informazioni necessarie. Il tutto, a mio avviso, consentirebbe di avere dati omogenei per tutti Comuni con un’economia di scala non disprezzabile.
        Saluti.

    12. Mario Carminati ha detto:

      Concordo pienamente sulla necessità di affidare il compito a un’agenzia regionale che raccolga e distribuisca dati affidabili e aggiornati (aggiungerei omogenei e compatibili tra loro), con la relativa cartografia tematica di settore a scala adeguata (in particolare copertura ed uso dei suoli, POTENZIALITA’ DEI SUOLI, reti ecologiche, servizi, etc. etc.); questo servizio è ad es. svolto da ERSAF, almeno in parte. Detto questo resta però indispensable un’analisi di maggior dettaglio a scala comunale (indispensabile per chi pianifica a quel livello e più economicamente realizzabile a scala locale)Dovrebbero quindi essere codificati con CHIAREZZA dalla regione i criteri di LETTURA DEL TERRITORIO e di compilazione delle carte prodotte a scala comunale (tenendo conto non solo della cultura pianificatoria “urbanistica” o “paesaggistica” ma anche di quelle forestali, agronomiche, ecologiche…). A livello comunale, quindi, si dovrebbero approdondire a scala di dettaglio (1:5.000 – 1:2.000) i vari tematismi forniti dall’agenzia regionale, attendendosi però alle categorie e modalità di indagine concordate, in modo che la cartografia comunale possa poi andare ad arricchire di dettagli quella regionale in modo coerente e leggibile. Il tutto andrebbe poi messo a disposizione di cittadini e professionisti, preferibilmente mediante software “open source”. Semba banale, ovvio: invece oggi succede che un singolo professionista estensore del PGT, possa scaricare cartografie regionali sull’uso dei suoli o carte provinciali (ad es. sui boschi, se esistenti) “stirandole” a scala di maggior dettaglio e trascinandosi quindi inevitabili errori(ad es. la superficie minima di un bosco è di 2.000 mq: sfido chiunque a desumerla da una carta 1:10.000 di un P.I.F. o ancora peggio da un PTCP 1:25.000 generalmente derivante da fotointerpretazione, senza accompagnarla con sane scarpinate sul territorio affidate ad un tecnico competente e capace di distinguere un bosco in base a norma regionale (almeno nelle frange periurbane e negli ambiti di trasformazione, una lettura a scala di dettaglio sarebbe molto utile)…. Lo stesso vale per le reti ecologiche (troppo spesso disegnate sulla carta ma senza criteri di gestione nel concreto),per il verde urbano, etc.
      Inoltre oggi ognuno fa un po’ da se’ (ho visto utilizzare categorie di uso del suolo piuttosto confuse del tipo “ambiti boscati e cespugliati” utilizzata per definire ciò che bosco non è); per le zone agricole ho visto utilizzare basi di dati non omogenee tra loro (ad es. dati del censimento agricoltura e dati del S.I.A.R.L), con il rusultato che, temo, prima di avere una cartografia regionale disponibile a scala di dettaglio ed attendibile ci vorrà un bel po’ di tempo….

    13. silvana ha detto:

      ciao Paolo , ho letto i vostri commenti devo dire che le intuizioni di Mario mio concittadino, le ritengo importanti , nei PGT manca la figura dell’esperto del verde il guardiano del verde , considerare anche il geologo nella stesura dei PGT avrebbero in parte evitato disastri ambientali e brutture di PGT. bello il sito allestito che ora terro visitato.
      buon lavoro Paolo e Mario.
      Silvana.

      • Stefano ha detto:

        Persoalmente mi sto dedicando da tre anni allo sviluppo del fuori suolo in area Varese, ottenent degl ottimi risultat. Ho documentato tutto in un blog dove si può vedere daiprimintest fatti con materiale di recpero agl ultimi imanti più efficenti. Il fuori solo contrariamente a quanto molt pensano non vuole dire massimizzare la resa produttiva ma anche coltivare su suoli inquinati o improduttivi.

      • Mario Carminati ha detto:

        grazie,Silvana

    sito realizzato da